23 giugno 2017

Alle 14  inizio a sentire la prima contrazione, capisco che lo è…
Mannaggia, ci siamo. Penso.
Passa forse mezz’ora e ne sento un’altra. I miei pensieri fluttuano, sono ottimista, non ho paura, sono in quella fase dove la paura non serve, sono pervasa da sentimenti che “cozzano” tra di loro. Momenti di eccitazione, che mi fanno dire “tra poche ore ti vedrò dal vivo” e momenti di insicurezza “tra poche ore ti avrò tra le braccia e non sarà più così facile tenerti al sicuro”. Ma, nulla, sto per diventare madre, sto per capire tutti i  “quando sarai madre capirai!!!” minchia! Sono pronta a sapere tutte queste cose? E soprattutto, le capirò davvero?
Arrivano le 18 e le contrazioni  si fanno più vicine. Siamo a 20′ tra una e l’altra e sono sempre più lunghe e intense. Ma le reggo. Si dai Laura, se saranno ancora più forti ce la puoi fare. Tengo botta. L’emozione di vederti, di conoscerti è forte. Certo il 22 come giorno non ci faceva impazzire, ma pazienza, se nascerai il 22, finalmente il numero 2 prenderà un significato migliore. Sono le 20 e  le contrazioni iniziano ad avvicinarsi a 15′ forse meno. L’ospedale dista  a 40′ forse è meglio avviarci. Mica di ritrovarci in situazioni impreviste.
Aaaah l’ottimismo, che bella sensazione che ti dà!
Arriviamo in ospedale, non ricordo nemmeno più a che ora con precisione, durante il viaggio si ravvicinano moltissimo, ogni 5′, ma sono davvero dolorose! Si, Laura, anche se dovessero diventare più forti ce la puoi fare (son già forti a sufficienza eh! Però…). E poi cavolo tra poco ti avrò in braccio…. Ohhhh, cielo, tra poco ti avrò tra le mie braccia, cavolo, cavolo, cavolo! Ti avrò sempre incollata 24ore su 24, certo, per 9 mesi è stato così, ma avevo le braccia libere! Vabbè, dai ce l’hanno fatta tutte, ce la farò pure io. Sono ancora ottimista. Cazzarola se fanno male le contrazioni, non mi danno tregua! Sono ogni 3’e fanno un male porco. Davide mi fa scendere vicino all’entrata dell’ospedale e va a parcheggiare. Mi sembrano 10′ minuti interminabili mentre lo aspetto. Mazza che male però!… non può mancare molto. Ok resisto, ho ancora una certa tolleranza per questo dolore.
Mi fanno entrare in ospedale, saluto Davide che mi aspetta in sala d’attesa. Vado a fare il monitoraggio. Le contrazioni non danno tregua. Entro in una stanza dove con me ci sono altre 3 donne. La ragazza vicino a me, mi racconta che le si sono rotte le acque e non se ne era accorta,  è arrivata in ospedale giusto per un controllo dove l’ha scoperto… È lì, in piedi, che cammina, parla, sorride. Io riesco a parlarle normalmente, rido con lei, poi però a me arrivano le contrazioni e mi contorco come una biscia! Ma come cazzo fai a camminare come se fossi a fare shopping mentre io sto come quella a terra perché le   hanno appena scippato la borsa?? Ma ecco, passato il dolore, torna l’ottimismo. Fa male, perché fa male, ma posso farcela. Il monitoraggio dura una vita, che cacchio ne so quanto… So solo che le infermiere mi dicono “non preferisce mettersi comoda, seduta?” gentilmente, ringrazio sorridendo(si, ce la faccio ancora a essere gentile) e dico che preferisco contorcermi in piedi. Tanto non mancherà molto.
Finisco il monitoraggio, mi dicono che mi manderanno in camera e poi mi verranno a visitare. Mi fanno accomodare fuori dalla  sala monitoraggio, c’è una  panchina provo a sedermi, ma ci resisto poco, le contrazioni non mi danno pace, inizio a pensare che fanno male e sono troppo ravvicinate. Ma ho ancora una briciola di ottimismo e penso che presto sarà tutto finito… Si, si, ovvio, tra poco sarai tra le mie braccia, ma cavolo se fa male!
A mezzanotte, finalmente fanno entrare Davide, ma rimango ancora in attesa, sulla panchina, dove annaspo tra il cercare  di sedermi, le ginocchia di Davide e in ginocchio sul pavimento. Inizio a cedere, mi scendono le prime lacrime, inizio a pensare che non so quanto potrò sopportare ancora questo dolore così intenso. Mi ripeto di essere forte, che tra poco mi faranno l’epidurale e tutto andrà meglio, mentre ti aspetto.
Mi portano in camera, chiedo la sedia a rotelle, non riesco a fare 10 passi senza le contrazioni, come cazzo fai a pensare che possa fare 200m(forse inizio un pochino ad essere meno gentile nei pensieri)! Forse la trasformazione da  Dott.JEKYLL a MR.HIDE sta iniziando. Forse le scene viste nei film dove vedi le donne che sciolinano una serie di sproliloqui irripetibili si stanno avverando. No, no, non voglio ridurmi a fare quelle scene. Non è da me, non perdo mai la calma. Ho male, sono stufa di sentire male, ma ok resisto, in silenzio.
Arriviamo in camera, Davide mi sistema le cose e mi aiuta a cambiarmi. L’infermiera mi dice “si faccia una doccia calda che vedrà che l’aiuterà e  tra poco l’ostetrica la verrà a visitare”.
Ok, non vedo l’ora. Voglio fare l’epidurale e tutto sarà meglio. Il mio pensiero che prima era per te, piccolo scricciolo, è ora offuscato  dal dolore. Cavolo, non riesco a pensare ad altro che tra pochi secondi sentirò ancora un male porco! Mi faccio la doccia calda, non mi fa sentire meglio, sono tutte balle. Esco, mi cambio e mi metto sdraiata sul letto. Durante le contrazioni, l’unico sostegno che mi fa sentire sicura è la maniglia sopra il letto a cui posso aggrapparmi inoltre sapere   Davide davanti a me mi fa sentire meglio . Dopo chissà quanto, per me potevano essere passate minuti oppure ore, arriva l’ostetrica, mi visita e mi dice, siamo ad 1 cm, non possiamo fare l’epidurale, è troppo presto. Ci rivediamo più tardi. A quella notizia è come se mi avessero detto “le hanno rubato la macchina”… Cioè è dalle 14 del pomeriggio che sento contrazioni, è dalle 20 che stanno diventando intense, è dalle 22 che sono intense, ravvicinate e insopportabili e ora che è l’una di notte, che i momenti in cui respiro senza dolore durano circa 1′, mi dici che sono dilatata solo di 1cm e ci vediamo più tardi?? Più tardi quando? Quanto deve passare? Quanto devo stare così ancora? Davide è al mio fianco, non mi lascia un secondo. Cerca di rincuorarmi. L’ostetrica prima di uscire mi dice di fare una doccia calda, aiuta. L’ho già fatta, non mi ha aiutata, ma ok, RI-facciamo la doccia. In realtà ho paura di cadere, le contrazioni sono forti e ho paura di scivolare. In gravidanza ho messo su molti chili(maledetta me e alla Nutella!), non mi sento molto leggiadra  e agile nei movimenti. Sotto la doccia, calda, l’unico pensiero che mi rimbalza è “voglio uscire da sta’ cazzo di doccia”, ovviamente lo dico a Davide in termini più appropriati, gli spiego che non mi fa stare meglio e oltre al dolore mi prende anche la tensione. Esco, mi asciugo, c’è l’aria condizionata, ho freddo…poi ho caldo… Poi boh, ho male. Cavolo, cavolo, cavolo se fa male.
Alle 3 forse le 4 del mattino arriva di nuovo a farmi la visita… Niente sono ancora ad 1 cm di dilatazione. Ci rivediamo verso le 6.
Lo sconforto ha il sopravvento, prima di uscire mi dice “ma faccia una doccia calda che magari va meglio”… Rispondo con la voce della bambina dell’esorcista “ne  ho già fatte due, non mi fanno nulla”. Ma fatevele voi queste cazzo di docce! Piango, piango come una bambina, piango perché mi rendo conto che non sono in grado di gestire il dolore, che non so come fare a farlo smettere, che non ho sotto controllo la situazione, che non esiste un antidolorifico che mi possa aiutare. Davide è lì accanto a me, si sente impotente, lo vedo. Mi sta vicino, mi massaggia la schiena, mi lascia stritolare le mani, le braccia. Mi fa aggrappare. Cerca di rincuorarmi, mi ricorda che fra poco ti avremo tra le braccia(penso di sorridere, non so se è vero, ma per un attimo sorrido e penso che tra non molto sarai con noi, aaaah l’ottimismo) .
Cavolo, cavolo, cavolo, cazzo che male! Dico a Davide  che non ce la faccio più, piango, mi fa male, sono stanca… Forse mi addormento, un minuto o forse 2 prima della contrazione successiva. Ricordo quel minuto di riposo come il più bello in tutte quelle ore di dolore.

Arrivano le 6  e mi fanno la 3^ visita, quasi 2 cm…
Quasi 2 cm… Non è vero, è un incubo. Guardo Davide, siamo sconsolati entrambi. Devo trovare la forza di reggere. Piango… Mamma mia quanto piangere.
Arrivano le 9,  forse poco più , arriva un’altra ostetrica, questa ha l’aria più simpatica, mi visita e mi dice che siamo a 3cm!!! ODDIO, l’avevo detto che era più simpatica. Mi dice che mi portano giù a fare la péridurale .
Mi portano in sala travaglio, Davide è con me. Ho sempre male, ma l’adrenalina di sapere che fra poco potrò smettere di sentire questo fottuto dolore  mi aiuta a tollerare le contrazioni successive(dura poco,  lo dico). Arrivo in sala parto, mi sdraio sul lettino, continua il dolore, continuano le contrazioni, ma penso che tra poco potrò tornare a sopportare in modo più umano.  Inizia a passare troppo tempo, sono quasi le 11 e non si vede ancora nessuno. Davide fa pressione perché venga chiamata l’anestesista, io sono allo stremo. Penso di non farcela davvero più. Come faccio ad arrivare al parto e spingere. Sono sfinita.
Alle 11.30  arriva l’anestesista con al seguito gli specializzandi, mi dicono cosa mi devono fare, mi spiegano  i rischi(con il male che avevo anche se mi avessero proposto di mangiare occhi di pecora lo avrei fatto) dico si, si, si, fate quello che dovete fare. Sto tornando ottimista. Sono ferma, immobile, ho la contrazione ma riesco a gestirla per paura che mi facciano danni(con tutte le cose che ho letto sul web… LO SO, NON SI FA) . Ci prova la specializzanda, ma niente, allora si siede l’anestesista e niente, mi dice che mi farà solo una analgesia che durerà circa 2 ore, che ho la schiena storta proprio nel punto di ingresso per fare l’peridurale.  Poi eventualmente si potrà provare nuovamente a fare un tentativo, ma i rischi sono più alti.
Accolgo la notizia come un pugno in faccia, ma intanto l’analgesia fa effetto e mi sembra di  rinascere.  Cerco di dormire, ma non ci riesco. Mi chiedono se ho fatto pipì ma a dire il vero non ho lo stimolo da ieri e non l’ho ancora fatta. Provo ad andare in bagno ma niente, decidono di cateterizzarmi. Per fortuna, rischiavo pure che mi esplodesse la vescica.   Le 2 ore passano troppo velocemente e alle 13 il dolore riprende come un orologio svizzero, proprio da dove l’avevo lasciato, uguale, in tutto e per tutto. Tengo la mano di Davide… Ho paura di non farcela. Mi visitano e sono a 3cm e mezzo forse… Non mi dilato. Chiaramente, che se entro le prossime ore non mi dilaterò, dovremo valutare alternative.
No, non voglio fare il cesareo! Ho sofferto fino ad ora, per poi risolvere con uno zac che potevano farmi 24 ore fa?? Incrociamo le dita.
Il dolore? No, non me lo sono dimenticato, c’è, sono le 13.30. e voglio un cazzo di anestesista che mi faccia la peridurale. Ci dicono che verrà la stessa di prima e ci riproverà. Non so, il destino ha voluto darmi una mano, c’è il cambio turno e arriva un’altra anestesista (ha la faccia più simpatica anche lei)… Mi rispiega tutto, mi dice di stare ferma, così faccio, l’infermiera mi aiuta. Tac, pressione, fatto. FATTO ?? (l’avevo detto che aveva la faccia più simpatica) oddio grazie, grazie, grazie… Ci ha messo forse 30″.
Ok, Laura, ora puoi tornare ad essere ottimista. 
Torna Davide e finalmente a me  torna il sorriso perché  sta facendo effetto la magia dell’analgesia! Insomma dalle 14.30 in  poi la strada è in discesa. Non mi dilato e mi dicono che sarebbe meglio che facessi qualche esercizio. Che mi alzassi. Va bene, faccio tutto quello che volete. Dopo 2 ore mi cedono le gambe, mi prende al volo Davide.  Forse è meglio che torno a sedermi un attimo. Mi visitano, siamo a 6cm bene, mi mettono l’ ossitocina… Il tempo ora scorre  molto più lentamente. Sono le 22 e mi dicono che forse è il  momento di spostarci in sala parto. La peridurale sta iniziando a finire, mi dicono che se voglio posso farne ancora ma potrebbe impedirmi di capire quando devo spingere. Decido di non farne più. Rischio, quella piccola dose di ottimismo rimasta mi vuole far credere che tra poco sarà tutto finito. L’ostetrica mi spiega cosa devo fare, mi dice “guarda me, devi solo guardare me e ascoltare cosa ti dico”, sono sempre stata un soldatino a scuola, in comportamento, e questo ordine impartito con fermezza ma anche con  sicurezza mi fa pensare che devo affidarmi a lei. Così faccio. Il parto non lo ricordo come qualcosa di terribile, anzi, di per sé, il dolore in quel momento mi è sembrato una passeggiata, rispetto alle ore precedenti. Avevo solo paura di non capire quando dovevo spingere. Piano piano ho capito… Ho seguito ciò che mi diceva e poi credo che la natura abbia fatto il resto. Davide era lì, accanto a me, mi diceva che si vedeva la testa… Io la sentivo e basta. Poi, ad un certo punto sento ” ci siamo, quanto è lunga…”. Silenzio. Il tempo di pensare “perché non piange” ecco, un “ueee”, sono le 23.44 del 23 giugno 2017(yeahhh non sei nata il 22)me la mettono addosso subito. Ci guardiamo, Bianca accenna un sorriso, mi scendono 2 lacrime, non sono più di dolore, di sconforto, di paura, sono solo di amore puro, nuovo. Si, perché è una forma d’amore che è completamente diversa da tutte quelle che hai conosciuto.
La portano a lavare e vestire, Davide va con loro.
Ps. Adesso arriva la parte dolorosa, quando ti devono pulire(nessuno te la racconta questa parte!) , quando ti devono controllare,  cazzo, cazzo, cazzo che male ! Non ci avete già ravanato abbastanza la sotto!! Mannaggia a me, ma non potevo farmi fare un’altra epidurale!

Di fianco alla mia camera, sento una donna che urla, anche lei sicuramente ha le contrazioni, lei si sente meglio urlando, io no… Non riesco, ho bisogno di ossigeno, non posso sprecarlo per urlare.
Avete presente quando il tempo non passa mai? Quando siete lì ad aspettare che passino i 2′ mentre vi lavate i denti?  Ecco quando sei in travaglio i 2’minuti di pausa tra una e l’altra ti sembrano durare 30″ e la durata e  l’intensità della contrazione   al posto di 30″ dura 10′!! Aaahhh che gioia i dolori della gravidanza “ma vaffanculo”! Chi l’ha detta sta cagata? Sicuramente una a cui le contrazioni sono durate 2ore e il parto 4′!

Sono passati 3 anni e  ricordo tutto come fosse ieri. Pensavo di essermelo dimenticato, ma, evidentemente non era così.
Forse, non potrò mai dimenticarmi il giorno più brutto e più bello del mondo.

Auguri amore mio.

Grazie lo stesso…

Il tempo che sto trascorrendo in casa non lo temo. Sto usando il tempo per vivermi mia figlia, quello che non ho potuto fare quando era molto piccola… Il tempo che le ho sottratto lavorando. Il tempo che non ho potuto godermi con lei perché ero troppo stanca. Non sto maledicendo questi giorni perché sono chiusa in casa. Forse gli sto anche dicendo grazie . Anzi senza dubbio ti dico grazie COVIT19. Nonostante tu pensi di essere riuscito a bloccare il mondo… Il mio, in parte, l’hai reso più ricco, mi hai regalato del tempo che non potrò mai rimpiangere. Mi hai dato un po’ di tempo per riflettere su quanto diamo per scontate le cose e le persone. Per quanto diamo per scontate le parole “a domani” e “ci vediamo”. Per quanto diamo per scontato un abbraccio o un saluto veloce. Per quanto ci sentiamo invincibili e quanto ora comprendiamo la frase “l’importante è la salute”. Quanto ci mancherà dire “ti voglio bene” di persona. Quanto non mi mancherà scoprire la stupidità, l’egoismo e l’ignoranza della gente grazie alla quale continui ad essere in giro indisturbato. Grazie, perché ho apprezzato il significato vero della vita…niente sarà come prima, nessuna parola perderà di significato da ora in poi.

Anche se ti maledico tutti i giorni per il dolore che porti con te, comunque ti dico grazie.

Ps. Se adesso te ne vai, non mancherai a nessuno. #andràtuttobene L. E. B.

La paura ai tempi del “non so”

Quando hai paura e non sai come affrontarla, appoggia la testa sul cuscino… e dormi! ma la paura al risveglio è ancora lì, non se ne è andata, il sonno non serve. Quando hai paura e non sai come affrontarla, scappa! ma , appena ti fermi, la paura è ancora lì, lo scappare non serve. Quando hai paura e non sai come affrontarla, cerca un appiglio che ti distragga, qualcosa che ti faccia pensare ad altro… Ma appena ti fermi , il sorriso si spegne e la paura fa capolino. Non funziona, la paura non t’abbandona. Allora ti rimetti a pensare, una soluzione vuoi trovare. Cerchi la rima per fare prima, scrivi di  getto sopra un blocchetto. La prima frase ti sembra banale, cancelli e riscrivi ma ti sembra uguale!  Pensi, sospiri, ti giri… Guardi e ti accorgi di mille colori, che mentre eri triste il tempo è volato, hai perso minuti del TUO tempo passato Nessuno ti  restituirà ciò che ti è sfuggito ma tu puoi lottare per prendere in faccia il presente e il futuro, ma cazzo… Poi c’è un pazzo che si mette a viaggiare e porta paura a tutto il palazzo. Che sfiga, che Rogna, che fogna… L’italiano medio, medio e il dito che non a caso serve per mandarti a…. Ma forse era meglio fare rima con… Sogna. L. E. B.

Auguri Amore Mio

Non so scrivere poesie… Ma una notte, pensando a quanto stai crescendo sono nate di getto, queste parole…

A mia Figlia, la cosa più bella che mi potesse succedere.

Non hai il colore dei miei occhi,
Non hai la forma del mio viso,
Nemmeno il mio sorriso.
Ti difendi a spada tratta,
Col cipiglio di chi sa cosa vuole,
Di chi qualcuno vuol diventare.
La mia vita hai arricchito,
I tuoi sorrisi l’han migliorata,
I tuoi pianti preoccupata.
Ora guardo, un po’ piangendo,
I tuoi passi lunghi e duri,
Sono dei passi già sicuri.
Quando al cielo chiesi il mondo,
Non pensavo a te esattamente,
Ma mai più scelta fu azzeccata.
La famiglia è una gran fortuna,
Quando un giorno l’apprezzerai,
Molto tempo avrai perduto.
E intanto,
Altro tempo,
Sta già passando
Questo sconosciuto.
Bianca la tua pelle,
Candido il viso,
Gentile il tuo animo.
Bianca è il tuo nome,
Il mio nome,
Il nostro nome.
La tua Mamma

L. E. B.

Diventare mamma…

Diventare mamma è bellissimo.

Non pensavo di dirlo fino a quando non ho scoperto di aspettare mia figlia.

Sono una mamma attempata, la mamma che a volte viene criticata per aver fatto un figlio così tardi…ma che ne sa la gente di cosa c’è dietro alla storia di ogni persona? Che cosa gli fa pensare di poter ergersi così in alto per giudicare le scelte altrui?

Ho imparato, negli anni, che dare un giudizio non è mai una cosa intelligente, sempre che tu non sia un giudice o un professore che sta correggendo un compito. L’esperienza insegna ad essere tolleranti anche davanti ad errori enormi, perché sai benissimo che “mai dire mai” è una delle frasi più azzeccate al mondo.

Detto questo, le critiche mi scivolano, anche se a volte bruciano, poi guardo mia figlia e penso “ma che caxxo me ne frega”!

Sono diventata mamma a 43 anni (un mese prima di compierne 44)…che dire, è stato il mio compleanno più bello.

Ho incontrato Davide 4 anni fa, non credevo che mi sarei mai innamorata così profondamente. Mi sentivo una ragazzina alla sua prima cotta, vissuta con la consapevolezza di una donna. Un AMORE, che mi ha fatto avvicinare, per la prima volta, all’idea di formare una famiglia. Certo avevo 41 anni, sapevo bene (sapevamo bene entrambi) che poteva anche non accadere di diventare genitori , ma ci siamo detti :”se arriva bene, se non arriva noi ci amiamo e stiamo e staremo comunque bene insieme”. Dopo quasi 2 anni di relazione abbiamo iniziato a provarci… la splendida notizia tardava ad arrivare e io oramai stavo già pensando che non sarebbe successo. Cercavo di non pensarci(e quando desideri qualcosa è difficile), e dato che entrambi eravamo appassionati di moto abbiamo valutato l’idea di prenderne una anche per me, per poter fare qualche giro e qualche vacanza alternativa.

… ma ecco l’attesa sorpresa! Non ci credevo, tanto che ho fatto 3 test nel giro di 5 giorni!!

Il primo l’ho fatto 5gg prima dell’arrivo del ciclo, mi sentivo strana, sapevo che probabilmente non avrei avuto nessun risultato, invece 2 secondi e “doppia linea”! Incomincio a leggere su internet le possibili cause della doppia linea rosa prima del tempo, beh, mai farlo!!!

Passano 5 gg e ripeto il test, positivo, lo ripeto il giorno dopo… Positivo(ancora un po’ che ripetevo il test, al posto delle 2 linette sarebbe apparso “sei incinta caxxo!!).

Mi ero immaginata migliaia di volte a come glielo avrei detto e ora che era arrivato il momento, puff, idee tutte scomparse!

Vado a comprare dei calzini, li riempio di riso e li metto all’ingresso in un portavasi adibito a separé. Prendo un cartoncino e getto giù 2 righe. Raccolgo i 3 test e li infilo in una busta sigillata trasparente. Lo porto al giapponese, mi sfascio di sushi (senza pensare che in realtà non si potrebbe mangiare in gravidanza) a fine serata rientriamo e prima di aprire la porta d’ingresso gli do il bigliettino dove non gli dico della gravidanza, ma solo che ho un regalo molto piccolo per lui. Apro la porta, gli indico il portavasi, c’è poca luce e solo l’investigatore Derrick con la lente e la pila avrebbe potuto scoprire le microcalzine e la busta coi test (Davide porta pure gli occhiali, quindi coefficiente di difficoltà 1001😂😂)… Mi arrendo e gli dico guarda qui accompagnandolo con la mano vicino ai test. Li guarda, inebetito, senza parole, per un attimo mi sono pure preoccupata, mi guarda, mi abbraccia e piange (di gioia ovviamente). Gli sussurro (scherzando) che ora non potremo più prendere la moto..,. Mi abbraccia più forte e mi risponde “ma chissenefrega della moto”! ❤️